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Buccia

buccia@spesanet.com


Oct 7, 06 - 12:53 PM
C’era una volta...Il potere delle favole

Vorrei condividere con voi frequentatori della piazza virtuale alcuni contenuti tratti da un libro non recente, che mi è capitato di trovare a casa di amici, e che ha immediatamente suscitato tutto il mio interesse.

Si tratta di “Fiabe calabresi e lucane” (scelte da L.M. Lombardi Satriani e tradotte da Saverio Strati) – Mondadori.

La selezione presenta i seguenti racconti (io ho avuto la fortuna – come credo molti di voi - di sentirne alcuni dalla voce dei miei nonni, originari di Luzzi):

IL DESTINO – IL SOGNO – (JOFA’)JUVALE - LA FORTUNA E IL GALANTUOMO – LA MOGLIE DEL RE DI SANGUE E LATTE – LA GATTA CENERELLA – IL PALAZZO DI CRISTALLO – IL RE DELLA GINESTRA – IL RE DEI SETTE VELI – TREDICINO – IL DRAGO – IL GRANCHIO – BUON CAVALLO – GRA PIRU PIRU – IL FIGLIO DEL MERCANTE – IL GATTO MAMMONE – LA BELLA CON I DENTI D’ORO – LA FATA ORMINICA – I DODICI GIGANTI – MARTINO SENZA PAURA – IL RICCIO E LA VOLPE – MARZO E IL PASTORE.
Le ultime due sono riportate come fiabe lucane, ma grazie alla forte connessione culturale che esiste tra il nord “delle calabrie” e il sud della lucania, anche in loro troviamo rispecchiate le radici e le origini di alcuni elementi della storia culturale collettiva della nostra calabria. E d’altronde, risulta ampiamente condiviso il riconoscimento dell’esistenza di una “calabria-lucana”.

Il mio proposito è di rendervi partecipi di alcune considerazioni che mettono in evidenza piccole verità, per effettuare insieme un percorso a puntate che chiamerei: L’analisi dei contenuti narrativi delle favole tradizionali come interpretazione del reale e dell’irreale.

In questo primo appuntamento inizio a “raccontarvi” in sintesi una favola (la lunghezza del testo potrebbe forse rendere faticosa la lettura a video, in tal caso è meglio stampare).

JUVALE (Jofà).
Una volta c’era una madre che aveva un figlio stupido. Un giorno questa madre comprò una trippa e disse a questo figlio suo:
“Vedi che io vado alla chiesa, per la santa messa, tu metti la trippa a cuocere, ché io frattanto ritorno e ce la mangiamo.”
Se ne andò e il figlio, che si chiamava Juvale, mise la trippa a bollire in una caldaia d’acqua senza spaccarla e senza lavarla. A un tratto l’acqua si mise a bollire e lui si disse: “Lasciate che veda se è cotta.”
Prese uno spiedo e la bucò. Dal buco schizzò della porcheria in faccia e lui disse: “ Tu hai sporcato me io sporco te.” E fece i suoi bisogni nella caldaia.
Frattanto torna la madre e va a vedere; va a vedere e ti vede tutto quel ben di Dio! Bastonò il figlio bene bene e gli disse:
Disgraziato! Adesso vai a lavare la trippa al fiume più grande che trovi.”
Parte con quella trippa in mano e arriva alla fiumara, ma lui si disse:
“Mia madre mi ha detto di andare al fiume più grande e questo è piccolo.”
Cammina cammina, arriva al mare. Come lo vide si disse:
“Questo sì che è il fiume più grande!”
Si tolse i calzoni e s’infilò nel mare e cominciò a lavare la trippa. Lava e strizza, lava e strizza, e mentr’è che lava e strizza alza gli occhi e vede un bastimento e comincia a far segno con la trippa. I marinai, credendo che volesse aiuto, si avvicinano alla riva e quando gli domandano cosa vuole, egli rispose:
“Sta trippa cacata è bona lavata?”
“Ah, porco! Per questo ci hai fatto venire fin qua?” Scese un marinaio dalla nave e lo bastonò bene bene e Juvale gli domandò:
“E come devo dire?”
“Devi dire vento in poppa, vento in poppa!”
Jofà partì e, cammina cammina, passò da un paese dove stava bruciando una casa. Allora Juvale cominci a dire: “Vento in poppa, vento in poppa!”
A sentire questo, i padroni di casa lo bastonarono e gli dissero:
“Teh, porco! Brucia la casa e tu dici vento in poppa?! Vuoi che bruciamo del tutto?”
“E cosa devo dire?”
“Cosa devi dire?!! Devi dire :” Sant’Antonio, fallo scappare”.
Riprese il suo cammino. Cammina cammina vede un cacciatore che stava sparando a una lepre. A vedere questo cominciò a gridare: “Sant’Antonio falla scappare”
La lepre scappò e il cacciatore lo bastonò.
Si mette di nuovo in cammino e finalmente arriva a casa. Appena arrivò, disse a sua madre: “Teh, che l’ho lavata perbene la trippa e ho avuto botte”.
“Perché hai avuto botte?”
A questa domanda, le raccontò tutto quello che aveva sofferto. La mattina dopo, la madre gli disse:
“Via al tale paese e vedi che c’è la fiera. Ti do questo rotolo di tela che ti raccomando di vendere a quello che fa poche parole”.
Partì con questo rotolo di tela in collo e, camminando camminando vide un lucertolone che era uscito dal buco di un muro a secco. Prese e gli disse:
“Senti, senti, tu lo vuoi questo rotolo di tela? Lo vuoi comprare?”………
Il lucertolone non gli rispondeva. Allora Juvale si disse:
“La mamma mi raccomandò di darla a uno di poche parole e questo fa poche parole e io a questo voglio dare la tela. Ah, ora gliela metto su questo muro e me ne vado”.
Così fece: lasciò al lucertolone il rotolo di tela e se ne tornò a casa. Quando tornò la madre gli disse:
“Figlio, l’hai venduto la tela?”………
“E il danaro dove ce l’hai?”
“Il danaro? Io gliel’ho posata accanto e me ne sono tornato a casa.”
Ah, disgraziato! Cos’hai fatto?” gli disse la madre. “Va’ e pensa di portarmi il danaro, altrimenti non ritornare più qua.”
Allora lui parte e va là. Arrivò e non trovò la tela, perché di là era passata gente e se l’era portata via. Appena arrivò, disse:
“Ah, tu non me la paghi, la tela? Ah, tu non mi rispondi? E ora ti aggiusto io!”
Prende e smonta il muro a secco là dove aveva posato la tela. Mentre lo smontava, vide una brocca piena di danaro. La perse, la infilò nel sacco. Là vicino c’era un castagno e cominciò a raccoglierne ricci che infilò nel sacco e proprio in mezzo a questi ricci sistemò la brocca. Si mise il sacco ispalla e s’incamminò per tornare a casa. ……. Appena vide la madre, le disse: “Teh, ché ti porto una brocca di danaro, Prendi, prendi!”
“Ah, disgraziato, ho perso la tela e anche in giro mi rendi?”
“Tocca, tocca, e vedi che ci sono danari”
Lei guardò e come vide che davvero c’erano danari, gli disse:
“Stà quieto, zitto zitto che ci sentono”.
Lo prese e lo fece coricare a letto e poi cominciò a bollire uova. Preparò uva passa, fichi secchi e uova sbucciate; li mise in un canestro e salì sulla stuoia che stava proprio sul letto di Juvale. Fece un buco nella stuoia in direzione della bocca del figlio e cominciò a buttare da su nella bocca di lui uva passa, uova, fichi e noci. ….La mattina quando si alzò, Juvale uscì fuori e cominciò a dire a tutti che aveva trovato una brocca piena di danari che aveva portato a sua madre. La cosa arrivò all’orecchio della giustizia e le guardie andarono a casa sua. Andarono e perquisirono e non trovarono niente e domandarono dove fossero i danari. Juvale disse:…….. “Si, li ho portati quella notte che il Signore faceva piovere dal cielo uva passa, fichi e uova sbucciate.” Allora le guardie si arrabbiarono e cominciarono a dargli botte.
Dopo che la madre rimase bell’e ricca e si fece un bel palazzo, gli diede anche moglie…

(ALLA PROSSIMA)
buccia



Oct 30th, 2006 - 11:58 AM
Re: C’era una volta...Il potere delle favole

segue la seconda puntata


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